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La
sindrome di Prader-Willi è stata descritta per la prima volta dai
medici svizzeri (Università di Zurigo) A. Prader, A. Labhart e H. Willi
nel 1956 (Prader, Labhart e Willi, 1956) considerando 9 individui di
ambedue I sessi di età compresa fra I 9 e I 23 anni. In particolare
essi considerarono l'obesità, la bassa statura, il criptorchidismo, il
ritardo fisico e mentale.
Poco
dopo ulteriori descrizioni di bambini con le caratteristiche tipiche
della sindrome furono fornite da Bernard Laurance in Inghilterra
(Laurance, 1961).
Nel 1976 Hawkley e Smithies proposero una associazione fra la sindrome e il cromosoma 15.
Nel 1981 Ledbetter e Riccardi evidenziarono una delezione a carico del braccio lungo del cromosoma 15.
Denominazioni alternative. Delezione sul braccio lungo del cromosoma 15 di derivazione paterna.
Incidenza/Prevalenza.
La sua incidenza è stimata di una persona affetta su circa 10.000
(Dykens, Hodapp e Finucane, 2001; Molinari, 2002) o 15.000 (Waters,
1999). Un confronto con altre sindromi può essere utile: per ogni
individuo con sindrome di Prader-Willi ve ne sono circa 15-20 con
sindrome di Down, 3-4 con X fragile, 1 con sindrome di Williams e meno
di 1 con sindrome di Angelman.
Aspetti genetici
Fig. 1. Idiogramma del cromosoma 15. La parentesi graffa delimita la regione di delezione (fonte: Molinari, 2002).
La
sindrome di Prader-Willi è un disordine complesso conseguente ad una
anormalità genetica presente nel braccio lungo del cromosoma 15 di
origine paterna.
In
circa il 70% dei casi l'anormalità consiste in una delezione del
cromosoma, probabilmente danneggiato al momento del concepimento. La
parte deleta è indicata con 15q11-q13. Si ipotizza che vari siano I
geni mancanti e solo alcuni sono stati identificati. Secondo Dykens e
coll. (2001) per il fenotipo della sindrome di Prader-Willi è
significativa la distruzione di uno di questi geni (denominato SNRPN) e
forse di un altro (denominato NDN). Altri (Molinari, 2002) ritengono
che potrebbero essere coinvolti almeno cinque geni (tra cui il già
citato SNRPN).
Nel
25% circa dei casi la sindrome è causata da disomia materna, cioè
ambedue I geni sono ereditati dalla madre (e quindi nessuno dal padre).
In meno del 5% dei casi si hanno difetti dell'imprinting.
Infine meno dell'1% dei casi è dovuto a traslazioni cromosomiche bilanciate o altre anomalie.
Quando
la sindrome è dovuta a una microdelezione nel centro che controlla I
processi di imprinting nella regione 15q11-q13 vi può essere più di un
individuo con sindrome di Prader-Willi nella stessa famiglia. La sindrome riguarda tutte le razze ed entrambi I sessi.
Allo
stato attuale della ricerca non sono state riscontrate differenze molto
rilevanti fra I casi dovuti a delezione e quelli causati da disomia
materna, anche se nel caso di delezione sembrano maggiormente presenti
tratti facciali tipici della sindrome (Waters, 1999).
I casi dovuti a microdelezione, comunque, non hanno ipopigmentazione.
Da
confermare è l'ipotesi che gli individui con disomia materna abbiano in
media un quoziente intellettuale un po' più alto rispetto a quelli con
delezione.
Riscuote
particolare credito la convinzione che I geni mancanti comportino
carenze di informazioni riguardanti l'ipotalamo, regolatore di molti
meccanismi ormonali.
Sono
stati segnalati casi di individui che hanno le stesse caratteristiche
degli individui con la sindrome di Prader-Willi, ma senza alcuna
anomalia genetica rilevata. Alcuni di questi hanno avuto un qualche
danno cerebrale (ad esempio per incidente).
Aspetti somatici, accrescimento fisico e sviluppo motorio Le
caratteristiche facciali tipiche (più o meno evidenti) sono: fronte
stretta e prominente, viso un po' piatto e stretto, occhi a mandorla
con le palpebre tendenti verso l'alto, ponte nasale stretto, bocca
triangolare rivolta verso il basso con il labbro superiore
sottile, orecchie malsagomate con attaccatura bassa. Spesso il colore
dei capelli è chiaro (o almeno più chiaro di quello dei genitori).
Anche la cute tende ad essere più chiara. Spesso sono opportuni
interventi dentari. La statura tende ad essere bassa (in media 150-160 per I maschi 140-150 per le femmine) e le mani e I piedi piccoli. Un
basso tono muscolare (ipotonia) è presente fin dalla nascita (anzi, fin
dal periodo fetale). Spesso questo comporta difficoltà di suzione e
quindi difficoltà nella alimentazione. L'ipotonia è presente anche in
seguito (anche se vi è molta variabilità all'interno della sindrome).
Molteplici sono le conseguenze sullo sviluppo motorio. Ad esempio molti
iniziano a camminare con un anno di ritardo e altri dopo 3 o 4 anni
(O'Brien e Yule, 2000). La
sindrome è caratterizzata anche da sviluppo sessuale immaturo
(ipogonadismo, organi genitali piccoli, non fertilità, ecc.), che può
implicare anche ritardo (o arresto) della pubertà. Evidenti sono I
riflessi sul piano dello sviluppo della personalità. E' stato segnalato
un caso di una donna danese con sindrome di Prader-Willi che ha avuto
un bambino (c'era una probabilità attorno al 50% che nascesse con la
sindrome di Angelman e si verificò proprio questa possibilità). La
tendenza all'obesità è tipica della sindrome ed è causata da appetito
eccessivo (iperfagia) associato ad un basso livello calorico richiesto
dal corpo (cioè vi è un basso livello di dispendio energetico).
L'iperfagia (che si manifesta soprattutto dai 3-4 anni) è tale da
richiedere spesso un ingente impegno anche esterno per poter essere
controllata. Essa può causare complicanze come ipertensione,
alterazioni cardiovascolari, diabete mellito e quindi aumentare il
rischio di mortalità. La
sindrome comporta anche maggiore stanchezza e sonnolenza. Nei primi
mesi di vita maggiore è il tempo dedicato al sonno. Anche
successivamente sono maggiormente necessarie pause di riposo. Come si è detto centrali sono le disfunzioni a
carico dell'ipotalamo. Esso infatti regola ormoni che influiscono sulla
crescita, sullo sviluppo sessuale, sull'appetito, sui ritmi
sonno-sveglia e sul controllo emotivo. Varie
sono le implicanze mediche. Ad esempio in caso di intervento anestetico
è necessario un dosaggio mirato, per evitare effetti eccessivi
(assopimento per più di 24 ore). Anche
la temperatura interna è controllata dall'ipotalamo. In caso di
disfunzione l'individuo può avere problemi se è troppo caldo o troppo
freddo. Le malattie possono inoltre alzare troppo o per niente la
temperatura interna. La
soglia di reazione al dolore può essere troppo alta. Si segnalano
addirittura casi in cui vi è una bassa reazione di dolore anche di
fronte ad una frattura o una infezione allo stomaco. Molti
bambini non vomitano quasi mai, anche se stanno molto male. La rara
situazione in cui vomitano deve perciò essere presa in seria
considerazione. La
sindrome comporta un aumentato rischio di ulteriori disabilità fisiche:
strabismo e miopia sono molto comuni; la scoliosi è più comune che nel
resto della popolazione; sono frequenti eczemi.
Sviluppo cognitivo. La
maggioranza degli individui con sindrome di Prader-Willi si colloca
nell'ambito del ritardo lieve (QI fra 70-75 e 55-60) o moderato (fra
55-60 e 40-45). Notevole è comunque la variabilità. Una minoranza ha
infatti un ritardo grave, ma un'altra si colloca nella media dei
normodotati. A titolo indicativo ed approssimato possiamo pensare che
nel periodo della scuola media il 5% ha prestazioni intellettive
normali, il 25% si colloca fra il ritardo e la normalità (QI fra 70 e
85), il 60% rientra nel ritardo mentale lieve o medio e il rimanente
nel ritardo grave (Dykens e altri, 2001; Waters, 1999). In termini di
media varie ricerche riportano un QI medio tra 55 e 65 (perciò
superiore sia alla sindrome di Down che a quella X fragile e non
inferiore alla sindrome di Williams). Un
ulteriore dato merita riflessione: rispetto ad altre sindromi (Down e X
fragile in particolare) il QI è più stabile con il passare dell'età. Anche
per questa sindrome si ha il "deficit rispetto all'età mentale "(Zigler
e Bennet-Gates, 1999) e cioè il fenomeno per cui le prestazioni
effettive (ad esempio a scuola) tendono ad essere inferiori a ciò che
si potrebbe prevedere sulla base del QI. Si presume che responsabili di
questo deficit siano innanzitutto le componenti del controllo emotivo,
dell'impulsività, dell'autostima. Non sufficientemente chiari sono i dati relativi al profilo cognitivo tipico della sindrome di Prader-Willi. I dati a disposizione per ora suggeriscono migliori abilità:
- nella discriminazione visuo-motoria rispetto a quella uditivo-verbale;
- nell'attenzione visiva rispetto a quella uditiva;
- nell'integrazione degli stimoli spaziali rispetto a quelli verbali;
- nella processazione simultanea rispetto a quella sequenziale;
- nella memoria a lungo termine rispetto a quella a breve termine.
Molti dati, inoltre, indicano una notevole abilità nella risoluzione di puzzle (Dykens e altri, 2001).
Sviluppo comunicativo e linguistico. Sono
frequenti difficoltà articolatorie di vario tipo (ad esempio vengono
pronunciate male una o più consonanti). Questo può portare a una scarsa
intellegibilità. Secondo alcuni studiosi (Waters, 1999) queste carenze
sono dovute, almeno in parte, all'ipotonia (cioè a difficoltà motorie
orali) e alla presenza di saliva densa e viscosa. La pronuncia tende ad
essere acuta e nasale. Sono
state evidenziate anche difficoltà nella comprensione e non solo nella
produzione, anche se a livello minore. Si tratta di un dato che merita
ulteriori conferme. Notevoli sono le differenze tra gli individui.
Caratteristiche del comportamento, aspetti di personalità e rischio psicopatologico. L'iperfagia,
se non controllata, può dare luogo a comportamenti socialmente
inadeguati, come rubare il cibo altrui, mentire per ottenerlo, mangiare
cose cadute per terra o andate a male o destinate agli animali,
rovistare tra le spazzature. Si ipotizza sia carente il meccanismo che
segnala agli individui che si è mangiato abbastanza. A livello
educativo e di trattamento anche per gli adulti è spesso necessario un
continuo controllo dall'esterno, che rende tali individui poco
autonomi. L'instabilità
emotiva, tipica della sindrome, comporta in particolare difficoltà di
gestione dell'aggressività causata da frustrazioni anche lievi. Il
bambino con sindrome di Prader-Willi può spesso sembrare come
"emotivamente più piccolo". Frequenti sono comportamenti caratterizzati
da cocciutaggine. Il
fenotipo comportamentale (Dykens, 2001; Dykens e altri, 2001) sarebbe
caratterizzato anche da comportamenti oppositori (del tipo "capricci" e
scatti d'ira), impulsività, cocciutaggine, ripetitività, compulsioni,
tendenza a parlare troppo in alcune situazioni, livelli di attività
ridotti. Contemporaneamente è presente un atteggiamento amichevole e un
forte istinto materno/paterno (espresso spesso in modo ingenuo,
infantile). A
giudizio di chi scrive non è facile stabilire quanto sia un effetto
"diretto" della sindrome perché riconducibile, ad esempio, a
disfunzioni dell'ipotalamo (come le difficoltà di controllo emotivo e
l'impulsività) e quanto sia un "handicap", cioè il prodotto
dell'interazione fra la disabilità e il contesto sociale (Vianello,
1999). Negli
adolescenti e negli adulti i rischi psicopatologici riguardano
soprattutto la depressione e i disordini ossessivo-compulsivi.
Educazione e trattamento. L'iperfagia
richiede un continuo controllo esterno, esercitato sia in famiglia che
a scuola, che in comunità. Per quanto riguarda la scuola, in Italia
questi bambini sono inseriti in una classe normale. Questo dovrebbe
implicare un coordinamento notevole fra gli insegnanti e fra questi e
la famiglia, al fine di fornire un ambiente strutturato ed interventi
non contradditori. Anche la necessità di riposo non può essere
ignorata. Non tenerne conto può comportare reazioni provocatorie da
parte degli allievi. L'instabilità
emotiva è connessa alla sindrome e perciò deve essere considerata come
più "normale" che negli altri bambini. Il comportamento adulto dovrebbe
tener conto del fatto che a causa di difficoltà nel controllo emotivo,
le frustrazioni anche lievi hanno un effetto notevole. Su tale base
devono essere interpretati comportamenti infantili, di cocciutaggine o
provocatori o eccessivamente risentiti. Soprattutto si eviti di
rispondere provocatoriamente. Lo
sviluppo sessuale incompleto richiede, soprattutto dall'adolescenza,
una educazione sessuale particolarmente attenta al fine di ridurre il
rischio di caduta dell'autostima (già a rischio anche a causa della
statura bassa) e di vissuto di diversità, di emarginazione. Lo
spazio a disposizione non permette di considerare ulteriori
implicazioni educative, abilitative e riabilitative (si veda anche
Vianello, 2003a e 2003 b).
Ci limitiamo a sottolineare che devono essere considerate con la
massima attenzione almeno le situazioni, accennate sopra, relative alla
sonnolenza e all'affaticamento, alla regolazione della temperatura
interna, alla soglia del dolore, al vomito molto raro.
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